Tracce di Sentiero

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Nuove avventure...
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lunedì 10 agosto 2015

Maglia tecnica in lana merino anche per attività estive

http://www.reda1865.com/rewoolution/it/

​Ho avuto modo di provare una T-shirt di lana merino della Reda rewoolution.
Quando prepari uno zaino per un'attività sia essa di poche ore, o di più giorni, la cosa fondamentale è avere tutto quello che ti potrebbe servire con il minimo spazio e il minor peso possibile.
Quindi il fatto di poter contare su un primo strato termico estremamente affidabile significa banalmente poter portare almeno una maglia in meno, meno materiale, meno peso, meno volume.
La lana è estremamente affidabile per la naturalezza del materiale, per l'isolamento termico sia dal freddo che dal caldo, dalla grande traspirazione che lascia la pelle sempre asciutta, dalle sue proprietà antibatteriche, e inodore, in pratica potete permettervi di indossare la maglia per partire e la potete togliere alla fine dell'attività senza mai toglierla anche dopo più giorni se non avete la possibilità di cambiarvi, senza avere conseguenze sgradevoli di cattivi odori (anche se si spera siano rare queste occasioni).  

ma partiamo dall'inizio...
Pratico molta attività fisica, arrampicata, montagna, trekking, lavori nei boschi, e di conseguenza ho spesso una forte sudorazione.

Passo parte dell'anno nei boschi a tagliare legna e manutenzione, e quando gli impegni lavorativi e familiari me lo permettono mi diverto a scorrazzare per montagne, ghiacciai e sentieri impervi, soprattutto durante l'inverno, nella neve e sul ghiaccio, arrampicando o semplicemente camminando; l'intimo di lana è sempre stato una garanzia, in attività fisiche pesanti e anche in inverno nelle giornate più fredde con una sudorazione molto elevata, la lana lascia evaporare velocemente l'eccesso di sudore e la pelle rimane sempre asciutta, altrimenti sarebbe sgradevole e poco salutare lavorare tutto il giorno con la maglia bagnata a contatto con la pelle.
In Montagna poi i cambi di temperatura sono repentini, ed essere bagnati in una zona d'ombra non è per nulla raccomandabile.
In primavera il capo in lana è molto utile per le stesse motivazioni, la lana isola anche durante le prime giornate calde, attenuando parte del calore solare e diminuendo la sudorazione.
Altro caso invece è la lana in piena estate, dove le temperature sono estremamente elevate...

La lana è un filato naturale e non sintetico, questo varrebbe già la pena di prenderla in considerazione.

Una volta si usava il cotone, fresco se asciutto, ma se sudavi non asciugava velocemente, e la sensazione di bagnato sulla pelle è estremamente sgradevole. Inoltre una volta lavata ci metteva molto ad asciugare.

In tempi più recenti si utilizzano maglie tecniche sintetiche, non particolarmente scomode, veloci da asciugare sia dal sudore che dopo essere state lavate, però restano di materiale sintetico, e non mi piace portarle in continuazione sopratutto in trekking o viaggi molto lunghi sempre tessuti sintetici a contatto con la pelle, anche per più giorni.
La lana merino in estate è stata una gradevolissima sorpresa, le sue doti di traspirazione e comfort in climi freddi erano note e apprezzate, ma l'estrema calura era da provare.
L'ho testata in giornate molto calde e in attività fisica intensa, dove la sudorazione è molto elevata anche facendo pochi movimenti.
Il risultato è stato sorprendente, il tessuto trasporta l'umidità della pelle verso l'esterno, la lascia evaporare velocemente lasciando sempre la pelle e la maglia asciutta, quindi anche con più strati gli indumenti restano sempre asciutti e confortevoli (a patto che anche gli altri strati si comportino allo stesso modo).
Ho provato una t-shirt con grammatura 190 Grammi (Leggera), esistono anche grammature inferiori, ma io lo trovo un peso ideale per attività durante tutto l'anno, sia da portare da sola come capo unico, sia come primo strato in giornate fredde sotto strati ulteriori anche su neve e ghiaccio come strato isolante termico, sotto il guscio isolante.
Al tatto è molto morbida e fresca, l'aspetto è di una maglia tecnica, si può anche portare come una qualsiasi maglietta, ha una ottima vestibilità.

Indossando la maglia si ha una piacevole sensazione avvolgente, aderente alla pelle per svolgere al meglio il suo compito di raccogliere l'umidità in eccesso, non punge, e l'estrema particolarità della lana che mantiene la temperatura corporea, isolando dal caldo esterno e proteggendo dal freddo, fanno della maglia di lana tecnica un'ottima compagna per le vostre attività ed avventure, anche intense.

​Per le caratteristiche tecniche della maglia vi rimando al sito della casa produttrice:

http://www.reda1865.com/rewoolution/it/


sabato 4 febbraio 2012

Non sottovalutare l'intensità del sole in montagna

Spesso il sole in montagna è sottovalutato.
Il sole in alta quota è pericoloso altrettanto come il ghiaccio, la neve, le tormente e la nebbia, ti può accecare e scottare in modo molto intenso.
Anche se non te ne accorgi i raggi sono molto intensi, e devi proteggere la pelle esposta, anche in assenza di neve che aumenta notevolmente il riverbero.
Per gli occhi usa occhiali con lenti protettive, con grado almeno 4 se sei sulla neve.

lunedì 14 novembre 2011

Jerzy Kukuczka - trailer del nuovo film


Kukuczka trailer ENG from activelifedvd on Vimeo.

Un nuovo film sulla leggendaria figura di Jerzy Kukuczka. L’alpinista polacco, secondo uomo al mondo dopo Reinhold Messner ad aver scalato tutti i 14 ottomila in soli 8 anni. Autore delle prime salite invernali del Kanchenjunga, del Dhaulagiri e dell’Annapurna, e di numerose vie nuove aperte sui 14 colossi più alti della terra. Il film, scritto e diretto da Porebski, è stato prodotto quest’anno dall’Artica Production.

Altri link:
http://lubialpstrekking.blogspot.com/2008/02/poalcchi-alpinisti-fortissimi.html

Altre notizie sul film:
http://www.montagna.tv/cms/?p=37187
 

giovedì 10 novembre 2011

La montagna è più forte.



La montagna non andrebbe MAI sottovalutata.

La montagna non combatte, non è nemica di nessuno, tanto meno assassina!

Ti puoi mettere alla prova, ma non sfidare le montagne, la montagna e la natura in generale vince sempre e comunque perché sproporzionalmente più forte, non si può competere con le forze in gioco.

Il fatto di tornare indietro non è segno di sconfitta, è solo aver imparato la lezione e di averne fatto tesoro, potrai ritentare in seguito.


Quando si affronta una salita è già difficile riuscire a percepire tutte le problematiche che si possono incontrare, certo il rischio c'è e rimane e deve essere consciamente accettato per proseguire, è una componente intrinseca dell'attività in montagna soprattutto alle quote più elevate; ed il meteo spesso decide il successo o l'insuccesso dell'impresa, anche perché fortemente variabile in pochissime ore.


Il meteo è fondamentale, se partiamo consapevoli che il tempo cambierà in peggio (o molto peggio), il rischio che andiamo ad assumere è notevolmente aumentato, oltre a tutte le componenti accessorie che si aggiungono a tale decisione, a volte una scelta azzardata può fare la differenza tra tornare a valle e non farlo.

Il mio peregrinare per montagne mi ha portato anche a fare parte di squadre di soccorso e a prestare aiuto a persone che non avevano minimamente idea di cosa stessero facendo, o che per la smania di vetta si andavano a cercare situazioni molto più grandi di loro, sostenendo che intanto bastava chiamare il Soccorso con il telefonino... e poi qualcuno viene a prenderti... - oppure sentirsi "indignati" per una Tua decisione di tornare sui tuoi passi per non aver raggiunto la meta prefissata, causa il troppo innevamento della zona interessata, anche se la scelta opposta avrebbe comportato un rischio molto superiore senza l'attrezzatura prevista.


-Bi

INCHIESTA - Il Valore della libertà per l'Alpinismo

Da qualche tempo si vocifera sulla possibilità di una qualche forma di restrizione per regolamentare le attività ricreative che comportino qualche rischio.
L'alpinismo non fa eccezione.

Io sono fermamente convinto che ogni forma di restrizione in tal senso sia una limitazione della libertà individuale.

A seguito di questa affermazione se deve però considerare come agire in caso di soccorso dell'eventuale alpinista sconsiderato che non ha calcolato bene il rischio.
Quindi in che misura è lecito chiedere alle squadre di soccorso di intervenire a salvare persone che deliberatamente si sono cacciate nei guai, e potevano evitarlo.
Gli incidenti in montagna ci sono, il rischio nel praticare certe attività è intrinseco, e per proseguire deve essere accettato consapevolmente, limitato alle proprie capacità e grado di preparazione, poi l'imponderabile può sempre succedere.

Per chi lo volesse compilare, replico l'appello Lanciato da Alessandro Gogna, che dalla rivista "Lo Scarpone" lancia questo questionario:

QUESTIONARIO
Agli alpinisti e agli amanti della montagna
da parte di Alessandro Gogna

Che dice:

"Perché questa inchiesta ?

Sta crescendo, in tutto le società moderne, la tendenza a porre vincoli a sport e attività ricreative che comportino rischi. Questo vale in particolare per l'alpinismo. Ho cercato di spiegarlo brevemente nel testo che su Lo Scarpone accompagna questo questionario.
Tramite questo sondaggio cerco di migliorare le mie conoscenze sulle opinioni degli alpinisti e degli amanti della montagna sui problemi che questa tendenza solleva. Ti prego di farmi conoscere anche il tuo parere" Alessandro Gogna.

Una volta compilato rispedirlo a :
info@alessandrogogna.com
oppure inviarlo per posta al seguente indirizzo:
Alessandro Gogna, via Morimondo nr.26, 20143, Milano

Questionario scaricabile da:
http://www.edizionimelograno.com/high-res/questionario_def.zip

mercoledì 18 maggio 2011

Bastoncini da Trekking - Nordic Walking

Il supporto del bastoncino da trekking, evoluzione del classico bastoncino da sci fisso, è notevole sia in salita che in discesa, allevia il carico sulle giunture delle gambe, coordina la camminata, conferisce maggiore stabilità su terreni impervi.

Le diversità dei modelli proposti sul mercato possono essere notevoli, dipendente dal tipo di materiale utilizzato, per la leggerezza, la robustezza, le caratteristiche tecniche proposte, ecc...

Sarebbe bene tenere in considerazione il fatto che se dovete poi riporre i bastoncini nello zaino, una volta richiusi non devono avere un grosso ingombro, in quanto potrebbero essere d'intralcio in caso di salite difficoltose.

I bastoncini rigidi durante le marce di avvicinamento erano ottimi e garantivano la resistenza e la sicurezza necessaria per la salita e la discesa, ma inevitabilmente quando si arrivava in prossimità di un tratto verticale, i bastoncini rigidi erano di notevole ingombro, e riposti nello zaino erano molto sporgenti e di conseguenza molto pericolosi.

Sulla loro utilità non ci sono dubbi, in tal modo possono esercitare una forza durante la salita, alleviando il peso sulle ginocchia e alleggerendo il carico sulle caviglie che così possono essere controllate con maggiore stabilità.

Inoltre il movimento con le braccia sincrono con il movimento delle gambe, fornisce un movimento più fluido, il cuore batte meno, essendo meno sotto sforzo e la camminata è decisamente più leggera; si cammina meglio.

I bastoncini per essere molto utili, devono essere due, uno soltanto aiuta, ma non ottiene lo stesso risultato, la camminata risulta essere sbilanciata verso la mano che tiene il bastoncino, e la schiena di conseguenza non è dritta e fa uno sforzo laterale.
Quindi il mio consiglio è di utilizzarne sempre due.
Qualcuno potrebbe obbiettare che l'utilizzo dei bastoncini limita le prese con le mani, essendo impegnate a tenere i bastoncini, ma se dovete salire utilizzando le mani, i bastoncini non vi servono in quel determinato momento.

Il bastoncino deve servire per agevolarvi la salita in terreni percorribili senza l'uso delle mani (camminate, avvicinamenti, alta quota su ghiaccio, ma quasi pianeggiante o molto semplice), se andate sul difficile allora adottate una o due piccozze…; e vi deve servire durante la discesa, soprattutto durante la discesa, dove il peso dello zaino tende a spingervi verso valle e il sostegno dei bastoncini risulta di utilissimo sostegno.

I bastoncini telescopici sono nati dall'evoluzione dei bastoncini tradizionali, eccezionali, per la loro robustezza e per la loro leggerezza, rispetto al vecchio alpestock di legno, ma avevano il problema, che non si potevano accorciare e quando non erano necessari, oppure quando erano d'ingombro durante una salita, vedi per esempio durante una tappa di avvicinamento alla vetta, su terreno facile, per poi dover passare alle piccozze, o alla salita a mani nude, il bastoncino non si sapeva più dove riporlo e così lungo era d'impiccio.

Per questo le case costruttrici si sono specializzate e hanno inventato il bastoncino telescopico, che quando non serve si può accorciare e riporre nello zaino.

Sicuramente è meno robusto del suo antenato, in quando al posto di un pezzo unico di alluminio ne ho due o tre (a seconda dei modelli), con una giunzione meccanica che li tiene uniti.
Il sistema di fissaggio funziona avvitando un pezzo dentro l'altro e in tal modo si fissano, svitando si ottiene l'effetto opposto, oppure con più semplici ed efficaci chiusure esterne che fissano i pezzi insieme.

Esistono bastoncini anche in fibra di carbonio, più leggeri, ma secondo me più fragili e soggetti a rottura e non troppo consigliabili in caso di maltempo.

I vantaggi sono comunque notevoli, e anche se sottoposti a pressioni le giunture meccaniche resistono bene, purché siano avvitate o fissate correttamente.

Normalmente le taglie dei bastoncini sono uniche, e il bastoncino può essere accorciato o allungato in media da una 60 cm circa a 130/135 cm di lunghezza massima, se avete esigenze diverse dovreste provare a cercare qualcosa di specifico.

Potete trovare bastoncini con impugnature di tutti i tipi, dalla manopola in plastica, in gomma in sughero, in gomma piuma, a pomolo, o a forma di T per le camminate più leggere,
Un dettaglio importante è che siano dotati di un sistema antishock, formato da una molla nell'ultima parte del puntale che attutisce le vibrazioni e i contraccolpi durante la discesa.

Fate attenzione, solo durante la discesa, perché in salita avere un sistema di ammortizzazione, significherebbe avere una perdita di energia nella spinta verso l'alto.
Alcuni, per non dite tutti i bastoncini sono forniti con una rotella da porre in fondo vicino al puntale, evita che durante camminate sulla neve o su terreni molto morbidi il bastoncino affondi troppo, e quindi non sia di nessuna utilità; e un copri puntale in gomma, per evitare di raschiare la punta su superfici non dure che potrebbero risentire dell'usura col tempo, e per evitare il rumore sulle pietre, su terreni asciutti.

Alcune case costruttrici hanno sperimentato ed adottato bastoncini molto tecnici in cui la manopola risulta essere inclinata rispetto all'asse stesso del bastoncino per agevolare la presa del polso assecondando la sua naturale inclinazione.

Maggiori sono gli accorgimenti e le caratteristiche tecniche, maggiore sarà il prezzo che andrete a spendere.
Ma solo l'esperienza vi potrà essere d'aiuto per sapere quali bastoncini sono più adatti alla vostra attività.
I prezzi dei bastoncini con le caratteristiche appena citate oscillano in media dalle 10 euro a bastoncino a oltre 50 euro a bastoncino.

La vendita solitamente è fatta singolarmente, ma potete trovare occasioni di vendita a coppie.
Prima di mettervi in camino regolate i bastoncini, in modo da avere il controllo della situazione, maggiore è il livello di pendenza, minore sarà la lunghezza del bastoncino.
Avvitate sempre bene i bastoncini in modo da avere un supporto sicuro su cui appoggiarvi.
All'occorrenza, su alcuni tipi di bastoncini è possibile fissare la macchina fotografica e utilizzarli come piedistallo per fare foto, evitando le vibrazioni.

Negli ultimi anni sono usciti modelli di bastoncini che supportano adeguatamente il Nordic Walking, una camminata naturale unita all'utilizzo di due bastoncini per ottenere notevoli benefici.

Alcune proposte:

Bastoncini da Trekking

Bastoncini da Nordic Walking





lunedì 16 maggio 2011

Come scegliere uno zaino da trekking / arrampicata


La scelta dello zaino, anche se può sembrare paradossale è quasi come quella di un paio di scarpe.
Non tutti gli zaini vanno bene per tutti e per tutti gli usi.
Lo zaino deve "calzare", essere adatto alla vostra corporatura.
Lo zaino deve essere adatto al tipo di attività che andrete a svolgere, il più possibile leggero, ma composto da un materiale resistente agli strappi e all'usura da sfregamento, non è conveniente aprire varchi indesiderati nello zaino se siete lontani dalla civiltà...
Di forma anatomica se le vostre attività tendono al verticale, o comunque necessitate di movimenti il più fluidi possibile e un eccessivo ingombro sulla schiena sarebbe di intralcio.
Ogni suggerimento è utile, ma sono le vostre spalle e la vostra corporatura che possono solo dire se è lo zaino adatto a voi.
Lo zaino deve calzare a pennello, deve essere fatto per le vostre dimensioni.
Sono importanti gli spallacci che dovrebbero essere imbottiti bene, soprattutto su zaini di grosse dimensioni, importantissima la fascia lombare alla vita, che deve essere il più avvolgente possibile, perché il maggior peso dello zaino non deve essere sulle spalle, ma sui fianchi se non volete arrivare a destinazione con la schiena a pezzi e le spalle doloranti.
Deve essere ben bilanciato, ricordate per fare queste prove sarebbe utile riempire lo zaino, a zaino vuoto possono sembrare tutti ottimi zaini.
Oltre allo zaino importantissimo in fase di scelta, è anche utilissimo imparare a inserire gli oggetti all'interno dello zaino, uno zaino con una disposizione scorretta a parità di peso effettivo quando lo trasportate può essere molto più fastidioso e aumentarne il peso in quando il baricentro dello stesso risulta essere fuori asse.
Gli oggetti pesanti sul fondo dello zaino, e il più possibile verso la schiena.
Inoltre considerate anche che materiale vi serve, gli oggetti con un' alta frequenza di utilizzo devono essere messi in posti accessibili facilmente, altrimenti perdete tanto tempo nella ricerca del necessario.
Le dimensioni dello zaino sono fondamentali, qualche litro in più piuttosto, ma se vi limitate a semplici passeggiate non è necessario un 80 litri!
Per semplici trekking di un giorno un 30/40 litri, per pernotti in rifugio, quindi senza tenda al seguito fino a 55 litri, se il vostro materiale è notevole, e per evitare di avere oggetti appesi all'esterno dello zaino è bene prevedere una capienza superiore.
Controllate che lo schienale abbia qualche sistema di regolazione dell'altezza e della corporatura, sistemi ergonomici spesso facilitano il trasporto del carico e distribuiscono correttamente il peso, sempre a patto che abbiate seguito le regole per il miglior riempimento dello zaino, mettendo i pesi gravosi in basso (non può fare miracoli).
Morbidi spallacci e fascia ventrale.

Cappuccio dello zaino regolabile per fermare eventuali oggetti ingombranti.
Cinghie di compressione per restringere lo spazio all'interno quando lo zaino risulta essere non completamente pieno, e per evitare che il materiale si muova all'interno, rendendo stabile e fisso il peso.

Impermeabile, anche se a lungo andare nessuno zaino è perfettamente impermeabile, per l'eccellenza occorre optare per sacche a tenuta stagna che non sono certo leggerissime..., ma adottando ulteriori strati impermeabili all'interno dello zaino, come la divisione in sacchetti del materiale all'interno dello stesso aumentano l'impermeabilità ed il vostro prezioso carico resterà asciutto più a lungo, sotto una pioggia battente per ore è difficile che lo zaino non lasci passare parte dell'acqua.
Porta materiale, supporti posta bastoncini e/o piccozze sono utili.
Considerate anche eventuali tasche interne per le sacche di approvvigionamento idrico, tipo Camel bag, ottimo sistema di reidratazione senza dovervi continuamente togliere e mettere lo zaino.

La scelta di un buon prodotto vi accompagnerà per tanti anni.
Considerate anche che maggiori accessori aumentano il peso dello zaino, per cui se non sono necessari evitateli, o comunque che abbiano la possibilità di essere rimossi in caso di non utilizzo.
Cerniere verticali lungo tutta la lunghezza dello zaino spesso facilitano l'accesso ed il recupero del materiale, ma nello stesso tempo indeboliscono l'insieme della struttura, una cerniera risulta comunque meno solida e soggetta a rottura di uno strato di tessuto integro, anche se risulta effettivamente utile avere un accesso simile, ma se disponete gli oggetti n modo corretto se ne può fare a meno.
Eventuale possibilità di aggiungere tasche laterali, per aumentare la capacità di carico a scapito di una minor assetto ergonomico (sconsigliate per alpinismo, possono limitare i movimenti).

mercoledì 4 maggio 2011

Seven Summits


Le sette vette più alte di ogni continente, anche se il termine "continente" è preso in senso lato...


  • Asia
Monte EVEREST  (8.850 m.) - (Nepal / Tibet)

  • America del sud 
ACONCAGUA  (6.962 m.) - (Argentina)

  •  America del nord
DENALI  (MC KINLEY) (6.194 m.) - (Alaska)

  • Africa
KILIMANJARO (Uhuru peak) (5.895 m.) - (Tanzania)

  •  Oceania
CARSTENSZ (4.884 m.)
qualcuno considera anche:
PUNTJAK  DJAJA (5.020 m.) - (Nuova Guinea)

  • Antartide
VINSON MASSIF (4.897 m.)
    
  • Europa
ELBRUS  (5.642 m.) - (Russia)
qualcuno considera anche:
MONTE BIANCO (4.808 m.) (Italia - Francia)



martedì 3 maggio 2011

Sicurezza in montagna: materiale da portare

Quando vi preparate per un'escursione o una salita alpinistica in montagna è utile essere pronti ad ogni evenienza, per cui diventa necessario avere informazioni dettagliate sulla via da seguire e tutti i percorsi di rientro.
Sia per le condizioni meteo che per le condizioni di innevamento dei percorsi; spesso le pareti esposte a nord e tutto ciò che si trova a quote elevate, o comunque sopra i 2500 metri, anche durante la stagione primaverile/estiva tende a restare ghiacciato o addirittura con forte innevamento.
Se la via di salita che avete scelto risulta essere sgombra da neve e ghiaccio, ma la via di ritorno scende su una parete nord, o comunque meno soleggiata, se non vi siete premuniti del necessario equipaggiamento, potreste trovarvi in seria difficoltà.
Essere a oltre 3000 metri con un rientro ghiacciato e le sole scarpette da arrampicata, o pedule leggere, e trovarvi un tratto fortemente pendente con lastre di ghiaccio o con parecchia neve il rientro potrebbe non essere così scontato.
Per evitare di far intervenire i soccorsi che per voi rischiano la loro pelle forse vale la pena di pensarci quando si è in tempo e portare il materiale necessario alle condizioni che si presume di dover affrontare.

Pensateci!




venerdì 29 aprile 2011

Tragedia: è morto Erhard Loretan

Erhard Loretan, il famoso alpinista svizzero, terzo uomo ad aver salito tutti i 14 ottomila (secondo ad averlo fatto senza ossigeno).
E' precipitato ieri dal Grünhorn, 4.043 metri di quota, sulle Alpi Bernesi.
L'incidente è avvenuto a circa 3800 metri, quando in compagnia di una cliente è precipitato con le essendo legati in cordata.
Loretan è morto sul colpo, lei è stata trasportata in ospedale dal soccorso intervenuto.

Era un grandissimo alpinista aveva fatto la storia con le sue Imprese.

Ieri era il suo 52esimo compleanno...

Ciao Erhard...

martedì 26 aprile 2011

Abele Blanc in cima all'Annapurna. Finalmente quota 14!

Complimenti ad Abele Blanc per aver salito questa mattina l'Annapurna (8091 m.), ultimo dei "suoi" 14 ottomila, terzo italiano ad averli saliti tutti, dopo Reinold Messner e Silvio "Gnaro" Mondinelli.

 

giovedì 14 aprile 2011

Un buon paranco risolve sempre...


Qualche tempo fa ho abbattuto un grosso albero, naturalmente per poterlo far arrivare fino a terra ho dovuto farlo scivolare dentro una scarpata ripida e profonda.
Il problema, oltre a recuperare l'albero, era quello di farlo salire al livello del sentiero per poterlo trasportare agilmente verso la strada dove avrei provveduto a recuperarlo con un mezzo meccanico.
Oggi, non c'era esattamente il tempo atmosferico che avevo previsto per il recupero, ma si doveva tentare, durante la mattinata era piovuto non tantissimo, ma abbastanza da rendere tutto il bosco scivoloso e viscido...
Costruito un rudimentale paranco, si, proprio quello che dovreste utilizzare se il vostro compagno cade in un crepaccio o in un dirupo e lo dovete recuperare a forza,una carrucola e un bloccante, cm dopo cm, tra uno scivolone e l'altro tutto il tronco, ridotto a pezzetti ha risalito la china e si è sistemato impilato a lato del sentiero, in attesa di essere nuovamente recuperato e portato verso casa.
Ci abbiamo preso gusto e già che l'attrezzo era montato e funzionava bene, abbiamo continuato a recuperare legna che giaceva ancora in fondo al vallone...
DIVERTENTISSIMO!!!
Nel frattempo però ha iniziato nuovamente a scendere una pioggerella fitta e insistente, fino a diventare grossa e particolarmente "bagnata"!, non che la prima non lo fosse, ma la si poteva sopportare, ormai fradici e grondanti, non potevamo lasciare il lavoro a metà, ma occorreva scendere prima di trasformarci in zucche...

Il buon vecchio paranco, semplice ed efficace, ha risolto ancora una volta la situazione che non avrebbe avuto altra soluzione, ci sarebbe voluta troppa corda o cavo per recuperare i pezzi e la scarpata era troppo ripida per portarli a mano...



Un esempio di paranco di emergenza SENZA carrucole, solo moschettoni:


http://digilander.libero.it/monpage/Paranchi.html 

domenica 21 marzo 2010

Primi sull'Everest (J. Ramsey Ullman, J. Tenzing Norgay) Primi sull'Everest (J. Ramsey Ullman, J. Tenzing Norgay)

Un punto di vista Unico.

Dopo il libro scritto dal figlio, ecco proporvi quello del padre...

Anche se molto probabilmente è stato scritto tempo prima della pubblicazione del 2003.

Il vero Tenzing Norgay,quello della conquista dell'Everest del 1953, e dalla lettura del libro si scopre tra le altre cose che questo non è propriamente il suo vero nome.

Il libro si apre con una interessante prefazione in cui si ripercorrono in un baleno gli oltre 50 anni dalla prima salita e quasi cento dagli esordi delle prime esplorazioni, al tentativo del 1924 di George Mallory e Andrew Irvine, la cui salita ancora oggi resta un mistero, Effettivamente hanno raggiunto la vetta prima di sparire sui fianchi della montagna?

Una descrizione di come le spedizioni commerciali hanno ridotto la zona dei campi base e dei campi avanzati sui fianchi della montagna, una spazzatura a cielo aperto, l'ammasso di materiale inutilizzato lasciato dalle spedizioni per evitare pesi inutili nella discesa dopo la salita alla vetta.
Una spiegazione di come le spedizioni commerciali hanno pubblicizzato la montagna quasi a renderla accessibile a tutti, tralasciando il piccolo dettaglio dei pericoli sempre in agguato a quelle quote, ne sono testimoni gli oltre 170 cadaveri che ancora oggi costellano le vie normali alla vetta.

La spasmodica "ricerca del vano", una corsa alla salita della vetta più alta del mondo, non importa se si è allenati, basta avere 70.000 dollari da spendere...

Un libro interessante non tanto per l'argomento, ormai noto al mondo intero, quando piuttosto dal punto di vista e dal racconto di un protagonista d'eccezione quale Tenzing Norgay, chiamiamolo così per semplicità, ma vi invito a leggere il libro per scoprire come questo nome sia arrivato ad essere tale, essendo la lingua sherpa una lingua orale, non scritta, risulta difficile riuscire a tramandarla sempre in modo corretto, e preciso, pertanto il suo nome si è evoluto nel tempo, fino a diventare quello che attualmente il mondo conosce TENZING NORGAY.
Una sorta di racconto dettagliato senza polemiche ne fronzoli, un racconto pulito dei fatti avvenuti sulla montagna più alta del mondo.

Tenzing Norgay è analfabeta, ha ottenuto un enorme successo per la sua impresa e tutto il popolo sherpa ne ha giovato per l'immagine di riflesso agli occhi del mondo cosiddetto occidentale e non.

Nonostante tutto Tenzing Norgay riesce a parlare più o meno correntemente una serie impressionante di lingue e dialetti, visto che nelle zone alle pendici delle grandi montagne imalayane basta spostarsi di poco che cambia la lingua parlata; ed avendo partecipato a numerose spedizioni occidentali, padroneggia bene l'inglese, e farfuglia il tedesco, il Francese ed l'italiano.

Un libro importante per l'autore e per il resto dei lettori, perchè con questo si ha la possibilità di conoscere qualcosa di unico nel suo genere.
Il racconto della prima salita della montagna più alta del mondo, i tentativi precedenti, le spedizioni a cui ha partecipato come portatore e poi come capo guida sherpa, ed infine facente parte della seconda squadra di punta raggiunse il 30 maggio 1953 la vetta della montagna le cui pendici erano stimate in 8848 metri, oggi superano i 8850 metri di altezza ed è in continua crescita.

Il pensiero espresso da un uomo semplice che si rende conto di aver avuto molto dalla vita e dalla montagna, con doti eccezionali di resistenza e acclimatazione alle altissime quote, nonostante tutto il suo rammarico resta il fatto di essere analfabeta, vorrebbe imparare, ma per lui la vita è troppo breve e troppo densa di impegni dopo quell'evento.

Una bella lettura, non solo per i dati tecnici, quanto per il contenuto umano e spirituale dell'autore nei confronti della montagna, alla quale il libro è dedicato, ed al suo popolo che ha sofferto tantissimo negli anni sacrificando molti dei suoi figli alla montagna, periti sotto le valanghe e precipitati nei crepacci mentre svolgevano il loro lavoro di portatori e guide per le spedizioni commerciali che dal 1953 hanno letteralmente colonizzato la montagna.

Vale la pena leggerlo anche se non siete propriamente appassionati di alta montagna.

Da un racconto così, ne esce un punto di vista veritiero, anche se la verità a volte potrebbe non essere a suo favore, Tenzing è pronto a pagarne le conseguenze; racconta come la spedizione inglese del 1953 oltre ad avere un notevole impatti mediatico e importanza alpinistica, abbia in qualche modo avuto anche effetti politici impressionanti, in cui molte delle frasi dei componenti della spedizione e spesso di Tenzing siano state travisate, o interpretate in modo errato, creando in alcuni casi incidenti diplomatici.

Tenzin è di origine Nepalese, ma da molto tempo vive in India, pertanto dopo la conquista entrambe le patrie rivendicano la sua cittadinanza, infatti quando Tenzing in seguito inizierà a spostarsi in Europa e America, lo farà con ben 2 passaporti.

Un uomo mite e riconoscente al Chomolungma (Everest, in lingua indigena: "la montagna degli déi") per tutto quello che gli ha concesso nella vita, in primis di aver avuto la possibilità di salirlo e di scenderne vivo, poi di tutto quello che gli ha dato l'averlo fatto, sia a livello di notorietà, della quale avrebbe volentieri fatto a meno, e del fatto che l'evento ha inevitabilmente cambiato la sua vita e della sua famiglia; restando però sempre una persona onesta fino in fondo.

Note Tecniche:

Autore: J. Tenzing Norgay, J. Ramsey Ullman

Traduttore: B. Tasso

Numero totale di pagine: 300

Editore: Piemme

Data di pubblicazione: 2003

martedì 1 settembre 2009

Reopasso - Ferrata Deanna Orlandini

Sopra l'abitato di Crocefieschi, un' interessantissima ferrata, sicuramente da fare.
Due pareti strapiombanti e dal 2005 anche un bel ponte tibetano, aggirabili se non ve la sentite di farli, che rappresentano le effettive difficoltà maggiori del percorso.

Molto bella.

Attenzione!

Il conglomerato, potrebbe sgretolarsi in alcuni punti, facendo rotolare alcune pietre, non restate sulla verticale di quelli che stanno salendo.
Si raccomanda il casco!
... oltre alla normale attrezzatura...

Come raggiungere la ferrata:
Uscita Busalla sull'autostrada A7 Milano-Genova.
Dopo 9 Km si arriva a Crocefieschi, e dovete lasciare l'auto, comodo il parcheggio della chiesa (spesso già pieno però...).
Proseguendo a piedi dalla chiesa si risale il paese e poi per facile sentiero seguendo il segnavia quadrato giallo vuoto si arriva ad un tabellone; da li sopra per tracce di sentiero si raggiunge la prima sezione della ferrata, indicata da pallino arancione; oppure continuando il sentiero si possono raggiungere le sezioni successive.

Copertura cellulare:
Ottima copertura cellulare Vodafone, segnale pieno, anche se a volte non si riesce ad agganciare la linea; Buona copertura TIM.

alcune foto della nostra salita.

Seguono una serie di Link a dettagli sulla ferrata:
Link molto dettagliato, con percorso di avvicinamento e descrizione delle 4 vie percorribili sia tutte consecutivamente che singolarmente, raggiungendone l'attacco utilizzando il sentiero della via normale a tratti attrezzato con cavo d'acciaio, percorribile anche senza nessuna attrezzatura facendo una piacevole passeggiata e arrivando comunque a postazioni panoramiche.

http://www.vieferrate.it/ferratadeanna.htm

Disegno completo di tutta la via ferrata.
http://gasgenova.altervista.org/itinerari/rock/RocchedelReopasso.html

Altre informazioni utili.
http://www.gulliver.it/index.php?modulo=itinerari&
template=dettaglio&id_gita=6822

Un interessante video sull'attacco del "Buco" iniziale della prima ferrata, piuttosto stretto, bello, non facilissimo, aggirabile tramite pezzetto di ferrata a Destra del "Buco".

UN VIDEO INTERESSANTE
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